La sessualità dopo la vedovanza: lutto e tabù.
La sessualità dopo la vedovanza: finché morte non ci separi.
In una società bisognosa di senso di colpa, come lo è la nostra, questo argomento costituisce un gigantesco tabù.
Qualche mese fa ho appreso da un noto programma televisivo che lo stato italiano vieta alla vedova di sposarsi prima che siano trascorsi nove mesi dal decesso del coniuge con il fine di tutelare l'eventuale prole concepita durante l'ultimo periodo del matrimonio. Il marito superstite, al contrario, può contrarre un nuovo matrimonio immediatamente dopo.
Ora, sebbene il discorso abbia un senso, ho delle serie difficoltà quando cerco di capire perché alcuni esseri umani si sentano autorizzati a legiferare su come e quando qualcun altro possa contrarre matrimonio... ma lasciamo andare e addentriamoci in questo scabroso discorso che riguarda la sessualità e il lutto.
Questa società che, fin da quando il paganesimo venne soppiantato dal cattolicesimo, è stata tristemente educata, indottrinata, abituata, al senso di colpa e alla repressione della propria sessualità in favore di un dio dal pessimo carattere che s'incazza perché gli prendono la frutta dall'orto.
Quando ero bambina mi raccontarono che c'era un tizio che sparava in aria (meno male...) per spaventare i ragazzini che gli rubavano le ciliege dall'albero: io non riuscirei davvero ad accettare che un tizio del genere possa essere il mio dio, quindi davvero mi sfugge come il signore cattolico possa essere ancora così popolare in diverse religioni.
Nel senso comune è presente l'insana idea che i vedovi, ma ancor più le vedove (al cattolicesimo le femmine non piacciono proprio e devono sempre patire di più), debbano star lì a soffrire e a piangere il coniuge per il resto dei giorni vissuti nonostante il rito preveda che qualunque obbligo se lo porti via la morte:
"Cara morte, ti sei presa mia moglie/mio marito ricorda di portarti via pure le scartoffie e i contratti... non che mi lasci disordine in giro."
Ricordo che quando, da piccola, mi accorsi di alcune donne che vestivano sempre (e completamente) di nero: rimasi stupefatta nell'apprendere che si trattava di persone cui era morto qualcuno. Qualche anno dopo mi spiegarono che se non avessero ubbidito a tali regole sarebbero state criticate da tutto il paese.
Perché era necessario dimostrare a tutti il proprio lutto? A che serviva? Che senso aveva quel marchio?
Qualche anno fa conobbi una donna sulla settantina che aveva recentemente seppellito il secondo marito dopo una lunga malattia. Questa signora, successivamente, aveva iniziato a frequentare un nuovo compagno e molti in paese l'additarono come una poco di buono.
Rimasi ovviamente basita perché ciascuno ha il diritto di provare ad essere felice ed è totalmente inutile abbandonarsi alla disperazione, inoltre ritengo si tratti di cose personali e insindacabili.
La cosa tragica è che questo tabù esiste ancora... e io continuo a non capirne l'utilità
La sessualità dopo il lutto può essere benefica?
Per superare il lutto leggi anche: M.E.T.A. per elaborare il lutto con l'aiuto del Nei Gong
Prima di condividere le mie opinioni su questo argomento ho cercato in rete del materiale per saperne di più prima di scriverne e devo dire che non ho trovato nulla di entusiasmante ma questo articolo di Vanity Fair ha soddisfatto qualche mia curiosità.
In una parte viene spiegato in modo semplice che la perdita del coniuge a seguito di una lunga malattia (ma io credo che lo stesso valga per un decesso fulmineo e inatteso di una persona giovane) possa produrre gli stessi effetti del disturbo post-traumatico da stress. Questa condizione implica irritabilità, difficoltà del sonno, sentirsi sempre in allarme e molti altri sintomi fastidiosi.
Per questi motivi molte persone (in particolar modo le donne), che si trovano ad affrontare la vedovanza, necessitano di farmaci antidepressivi o che inducano il sonno. Capita frequentemente che dopo un grave lutto insorgano patologie di vario genere come ad esempio quelle cardiovascolari, secondo la D.sa Alessandra Graziottin il dolore da lutto può diventare un fattore di rischio rilevante nell'insorgenza di molte malattie.
Poi mi sembrava utile indagare sulle ripercussioni positive che il sesso ha sulla persona così ho letto questo articolo che ho trovato sul sito della Fondazione Veronesi (Dott. Umberto Veronesi) mi ha colpito sapere che sono molteplici:
- protezione cardiovascolare
- difese immunitarie
- abbassa la pressione sanguigna
- antistress presumibilmente grazie alla produzione di ossitocina
- migliora la qualità del sonno grazie all'azione combinata di prolattina e ossitocina
Come già espresso in altri articoli non vi è alcun merito nel permanere nella sofferenza. Essa può migliorare la vita solo a patto che non governi l'esistenza dell'individuo; è importante riconoscerla, accoglierla, amarla perché è uno spirito che fa parte di noi ma poi bisogna lasciare che fluisca come un rio.
Quando siamo innamorati, quando facciamo bene l'amore ma anche quando facciamo del buon sesso è evidente che: ci sentiamo alla grande!
Dunque che senso ha privarsene? Questo mondo ha bisogno di persone FELICI, APPAGATE e ORIGINALI capaci di mostrare ad altri come si superano i tabù.
Ma dopo quanto tempo è possibile aprirsi alla sessualità dopo la vedovanza?
Ovviamente non ho delle risposte. Come precedentemente detto: si tratta di una questione assolutamente individuale e ciascuno ha bisogno di tempi diversi, tuttavia sento il bisogno di offrire delle idee ai miei lettori che si pongono questa domanda.
A tal proposito ho pensato di servirmi dell'immagine appena sopra per narrarti una storia che potrebbe tracciare un sentiero nuovo nella tua realtà.
Ti propongo di osservare per alcuni istanti il meraviglioso quadro di Botticelli - La nascita di Venere-. Il soffio di Zefiro (lo spirito, il vento) spinge la conchiglia che ospita Venere fino a riva. Lei, la dea dell'amore, ha un'espressione languida e un po' assorta, è curiosa e pudica al tempo stesso. L'Ora della primavera (o una delle Grazie) le si fa incontro con un mantello adorno di fiori. Zefiro e i suoi venti creano un turbinio di fiori recisi: ho la sensazione che il pittore volesse farci immaginare un vento profumato altrimenti avrebbe fatto volare delle foglie o dei petali...
Quando senti dentro e fuori di te un vento che profuma di nuovo, uno spirito, un impulso, e ancora: curiosità e imbarazzo verso certi istinti o emozioni che provi, quando incontri qualcuno che vuole abbracciare la tua traballante sensualità con un bel telo fiorito allora vuol dire che:
la tua Venere interiore è nata e il mondo è pronto per accoglierla!
E' possibile che all'inizio dovrai affrontare qualche difficoltà, del resto la nascita è sempre un momento delicato, ma credo che riscoprire la propria sessualità e capacità di amare sia un viaggio avventuroso e goliardico che merita di essere affrontato.
Leggi anche: Come trovare serenità dopo un lutto e Il viaggio sciamanico: strumento di conoscenza e introspezione
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